lunedì 23 gennaio 2012

"Spagnoli, e italiani": quando un vecchio articolo puó dire ancora la veritá.



Se la data d'archivio non inganna io, all'epoca, nemmeno esistevo. Eppure, quel 28 Marzo del 1984, Juan Arias scriveva giá per El País il tipo di articolo che, neanche troppi anni dopo, avrebbe motivato un'iscrizione a giornalismo. Era un'analisi lucida, splendidamente scritta, che senza paura attraversava i confini di sociologia e linguistica. Una di quelle che, in sostanza, sarebbe sempre piaciuto redigere a me.

Ve ne parlo perché soltanto ieri un amico l'ha pubblicata sulla schermata di facebook. Io la data, lí per lí, non l'avevo vista neppure. Non che dovrei stupirmene, d'altronde: l'attualitá delle osservazioni , nel bene e nel male, é perenne. E qualunque italiano che si sia trovato a vivere in Spagna, o a vedersi dall'esterno nella cornice di un qualsiasi Paese straniero – ne sono certa – le condividerá. Lui, Arias, le muoveva dalla prospettiva opposta. Un “figlio di Cervantes” , come lui si definisce, catapultato nella terra di Dante, a chiedersi se davvero i nostri popoli abbiano poi cosí tanto in comune.

Oggi, quell'articolo, mi permetto di tradurlo. Perché nel 1984, anno in cui io nascevo, nascondeva giá l'essenza di questo mio blog. Lo traduco perché, ventisette anni dopo la sua stesura, le tecnologie hanno abbattuto i confini. E anche l'altro protagonista del confronto, al di lá dei limiti linguistici, merita di condividerne le riflessioni. Buona lettura, perció.



Spagnoli, e Italiani.
(testo originale: Juan Arias. Link, qui. )

E' vero che Spagna e Italia sono due Paesi cosí simili? Cosí pensano in tanti. Da parte mia, dopo aver passato quasi la metá della vita in Italia, sono ogni giorno piú convinto che, al contrario, siamo due popoli profondamente diversi. Quasi in tutto, ad eccezione del sole, delle arance e dell'olio, magnifici, tra l'altro, in entrambi i Paesi.



Quel che inganna molti , come un miraggio, é la simpatia e attrazione quasi istintiva tra i figli di Dante e di Cervantes. Ma potrebbe perfettamente essere che il motivo di tale attrazione consista proprio in questa diversitá che ci contraddistingue. A prova dell'attrazione reciproca si é soliti allegare il fatto che siamo entrambi popoli latini. Ma latini sono anche i francesi, e non é lo stesso. Oppure che siamo mediterranei, ma figlia di quel mare é anche la Grecia, e anche con tale Paese le cose sono diverse. Ma, fatta eccezione per questa curiosa attrazione che potrebbe avere come spiegazione una virtú comune, quella di saper accogliere gli altri, per il resto siamo due Paesi molto diversi.

Si é arrivati a credere che spagnoli e italiani si capiscano immediatamente senza aver prima studiato le rispettive lingue. Niente di piú falso. Sono due lingue che non si possono capire, né tanto meno parlare, se non si studiano a fondo. Infatti, tutti gli uomini politici di entrambi i Paesi finiscono col ricorrere all'aiuto dell'interprete.

Un'altra cosa che puó trarre in inganno é che l'Italia é forse l'unico Paese al mondo con simile capacitá di accettazione e cosí scarsi sentimenti sciovinisti che basta che tu sappia dieci parole della sua lingua perché si complimentino con te dicendoti che la parli divinamente. Ma le due lingue sono diverse come la gente che le parla. Una volta sono stato testimone, alla trattoria romana “La Toscana”, accanto alla fontana di Trevi, di qualcosa di molto curioso e sintomatico. Uno spagnolo appena arrivato dalla Francia si lamentava del carattere antipatico dei francesi, e mi diceva: “qui sí che si sta bene, ti capisci subito con la gente”. E ha mantenuto una lunga conversazione con un cameriere, tra risate e pacche sulle spalle e scambio di foto e di segni. Ma la cosa di cui non si sono resi conto é che per tutto il tempo lo spagnolo parlava di un argomento, e il cameriere di tutt'un altro. Capirsi neanche per sbaglio, ma sono usciti convinti di aver parlato della stessa cosa. Se Camilo José Cela ha potuto dire poco tempo fa a Roma che il castigliano é come “un toro furioso”, l'italiano é a mille lingue di distanza da tale furore taurino, dato che ricorda piuttosto il gioco divertito di un agnellino in campagna.



Ci sono parole spagnole che agli italiani suonano come frustate, cominciando da cabrón. Che tragedia, per un italiano, la jota o la ge, o la zeta. Ho amici che da quindici anni continuano a chiamarmi Kuan. Immaginate se mi chiamassi Jorge. Ci sono parole come cincel, o zancajear, o zurriagazo, che sembrano cinese quando le pronuncia un italiano, cosí com'é quasi impossibile che uno spagnolo riesca a pronunciare correttamente il nome del grande scrittore siciliano Sciascia. Inoltre, l'italiano usa infinitamente piú di noi la metafora, la metonimia, l'eufemismo e qualunque tipo di figura retorica. Gli italiani non sono mai linguisticamente cosí drastici come gli spagnoli quando devono offendere, o difendersi, o dare ordini o condannare.

Ma non é solo la lingua. Lo spagnolo é radicale e drastico quasi in tutto: atteggiamenti, espressioni...L'italiano é possibilista e conciliatore. Lo spagnolo si spezza, l'italiano si piega. Il carattere ispano é fatto di acciaio ; l'italiano, di gomma. Qui la gente litiga con le mani aperte e, tra di noi, con i pugni chiusi. L'Italia é il Paese della diplomazia. Quella vaticana é nata qui é continua ad essere insuperabile. In essa si insegna che nessun e nessun no devono mai essere tali in modo definitivo. Per questo, per un italiano tutto é possibile e non esistono strade senza ritorno. Non c'é per loro, legge senza escamotaggio, anche se sono stati i creatori del Diritto. E' un popolo che malsopporta la legge, e finisce col crearsela a sua misura. Quando si impiantó la tassa sul valore aggiunto (IVA), in meno di un mese era giá uscito un libretto che si intitolava “I 100 modi per non pagare l'Iva”. L'italiano non sopporta le file né la disciplina e, quando puó, si intrufola. E quest'astuzia ha giá un nome all'estero, dove si chiama agire “all'italiana”.

Lo spagnolo é passionale; l'italiano, sentimentale. Don Chisciotte non avrebbe potuto essere generato a Roma, a Napoli o a Firenze, anche se Cervantes conobbe e viaggió per questo Paese.

L'eroismo, come concetto, non é italiano. Gli eroi in questo Paese sono sempre soggetti individuali, per quanto molto numerosi nella sua storia. Né il dogmatismo né il fanatismo, e tantomeno l'intransigenza o il nazionalismo sono frutti italiani.

Il maschilismo é spagnolo, mentre é italianissimo il mammismo. In Italia quasi tutto ha un certo strascico o sapore femminile, e i bambini sono sempre i re della combriccola. Qui l'arte ha genere femminile, e ci sono oggetti che in Spagna non potrebbero mai essere femminili, e qui lo sono , come l'auto o la grappa. Curiosamente, i fiori e il miele sono, invece, maschili. Dei fiori, un mio amico italiano mi disse che magari si deve al fatto che gli italiani li vedono come “gli organi sessuali delle piante”. E credo che lo siano.



Piacciono, in italiano, le forme sferiche, tipiche del genere femminile. Tonda é persino la pizza, e il quasi infinito numero dei suoi tipi di pasta. La palla, in italiano, é di genere femminile, e anche la squadra di calcio. E' molto femminile il desiderio innato di piacere che ha qualunque italiano. Per questo spremono la fantasia, e ne hanno un sacco, perché tutti rimangano contenti. Nei bar puoi ordinare il caffé in fino a 15 modi diversi. Al cinema c'é la poltrona e la poltronissima. E nel campo dei gelati diventa giá impossibile contarne le varietá. Ci sono addirittura semifreddi. E in nessun altro Paese d'Europa ci sono tanti partiti politici e con cosí tanti gruppi distinti all'interno di ciascuno di loro come in questo Paese. Qui ci devono essere sempre infinite possibilitá di tutto per tutti.



Ogni italiano si sente un artista, un poeta o un inventore. Credo sia il Paese con il maggior numero di cittadini che hanno pubblicato qualcosa nella loro vita, foss'anche pagandoselo di tasca propria. O che si vantano di aver inventato qualcosa, o che hanno cercato di dipingere qualche volta. E l'italiano medio ha un dominio della sua lingua di gran lunga superiore al nostro. Hanno nel sangue il senso dell'estetica, e lo riflettono finanche nella zuppa. La bellezza é l'unico dogma in un Paese che non ama le ideologie. E sono artisti nell'arte di uscire dal cammino prestabilito. La famosa economia sommersa, che sta salvando la crisi economica degli ultimi tempi, non é altro che uno sfoggio di ingenio creativo.

Senza fantasia, questo Paese sarebbe giá morto di fame. Perché é formato da gente che crede piú ai favori che alla giustizia, piú all'amico che allo Stato, piú alle raccomandazioni che al Governo. Cercano la raccomandazione anche tra i morti. E la morte é un altro abisso che separa i due popoli. Il “viva la morte” é la cosa meno italiana che si possa concepire. Qui nessuno drammatizza la morte, piuttosto la rimuove.

Il Venerdí Santo passa inosservato. A loro piace la Pasqua, la vita. C'é un culto incredibile per i morti, ma concepiti come vivi, come intercessori. Quando passa un carro funebre é facile che uno spagnolo si tolga il cappello o faccia il segno della croce. Qui é piú facile trovare qualcuno che fa gesti molto espressivi, come toccare ferro o legno, o altre cose. Qui non si nomina mai, nelle conversazioni o sulla stampa, la parola “cancro”, riferendosi a una persona malata. Si dice che tizio o caio stanno male. Si dice che stanno “poco bene”. Il mistico sfogo di Teresa di Avila “muoio perché non muoio” é quanto di piú lontano dalla spiritualitá di Francesco d'Assisi.

In un altro campo, l'invidia é tipicamente spagnola, mentre é italiana la gelosia. E gli psicologi conoscono benissimo la profonda differenza che separa questi due sentimenti.

Al contrario, l'onore, la cavalleria, la fede alla parola data sono virtú tipicamente spagnole, mentre é italiana la famosa furberia. Per loro, poter scavalcare impunemente una legge come toreri é, piú che un disonore, quasi un'azione eroica. Da lí la sfiducia del turista straniero quando arriva in Italia. Tutto ció é, probabilmente, il frutto di un'abilitá ancestrale di fronte al dominatore di turno. Qualcuno mi disse, una volta, che l'Italia é come una grande autostrada su cui é passato mezzo mondo a saccheggiarla, e che per questo sono stati arcuiti cosí tanto in questo Paese i meccanismi di difesa.

Come é molto italiano il non dire mai di no, in Spagna si dice “sí, señor”, in Italia “signorsí”, che é molto piú reverenziale. Cominciare dicendo “no” é, per un italiano, come confessare la propria impotenza. Se l'orgoglio é spagnolo, il desiderio di congratularsi con il prossimo, di conquistare piú amici, di aiutarti a uscire da un impiccio sono tutte qualitá molto italiane. C'é chi suppone che si tratti di una disponibilitá interessata, dato che gli italiani hanno, come carattere, una propensione congenita alla “mafiositá”, concepita peró nella sua accezione ancestrale di necessitá di protezione paterna che li difenda contro uno Stato che sente ostile. E', dicono, come se l'italiano percepisse in ogni favore fatto un amico o protettore potenziale. E' possibile. Ma, dopo tanti anni in Italia, confesso che se mi trovassi un giorno in un guaio vorrei avere un italiano accanto.



Con uno spagnolo mi sento piú sicuro, tuttavia, quando mi giura qualcosa. Della sua parola mi fido di piú. E' qualcosa per cui si dispiace e che invidia lo stesso italiano, che sogna per il suo Paese un supplemento di serietá, mentre credo che lo spagnolo adori, invece, quest'elasticitá congenita nell'italiano, per cui tutto finisce con l'aggiustarsi perché le parole “fine” o “impossibile” non appartengono alla sua cultura, dal momento che in questo Paese tutto puó ricominciare, e tutto puó diventare un miracolo. 

23 commenti:

  1. aggiungo una cosa in cui italiani e spagnoli sono assolutamente uguali(ma poi la vivono in modo diverso)l'amore per il calcio!..dicevo in modo diverso,perchè noi,riusciamo sempre a buttarla in rissa...loro,invece,la stessa passione è gioia sempre,anche nei derby!....poi ,quest'articolo mi ha fatto riflettere su una cosa,che mi ha sempre incuriosito,ma che ora mi è chiara....la desinenza finale femminile,in parole che noi usiamo al maschile e viceversa!....
    grazie
    kit

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  2. Anche a me ha colpito molto la faccenda delle desinenze: in effetti,le loro sono molto piú logiche.

    Quanto al calcio, verrebbe da dire che saremo pur noi ad avere La palla e LA squadra, ma le donne spagnole lo seguono molto, moooolto, mooolto piú delle nostre. E con altrettanta passione degli uomini. Francamente, mai capito perché.

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  3. L'articolo è molto bello e ti ringrazio per averlo pubblicato. Io sono italiano e spagnolo e ho sempre vissuto con un po' di fastidio l'equivalenza matematica che un po' tutti facevano tra i miei due Paesi.
    Io personalmente ho preso un po' di qua e un po' di là, ma non posso parlare, perchè per le persone sono sempre fazioso. Per gli italiani sono spagnolo, per gli spagnoli sono italiano.
    Ecco perché uso a terza persona! :-)

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  4. Innanzitutto benvenuto, allora, caro anonimo! Visto il tuo mix di nazionalitá direi che sei proprio capitato nel blog giusto! :) Spero di rileggerti presto da queste parti.

    Per il resto, che dire? Ti capisco, e tanto. Io per origini sono italiana al 100%, ma il mio folle amore per la Spagna, oltre alle amicizie coltivate lá e al fatto che ci torno ogni volta che posso, beh...mi collocano come te sulla linea di confine tra i due mondi, per cosí dire. Per gli spagnoli sono sempre italiana. Per gli italiani, sono comunque, in qualche strano modo, "spagnola". Peró sai cosa ti dico? Anche se a volte crea crisi di identitá, questo modo di essere e di vivere a me piace! In fondo, é come assorbire il meglio dei due Paesi, no?! ;)

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  5. Hola....precioso artículo, aunque discrepo un poco de lo que dice el Sr. Arias. Creo que las dos culturas son bastante similares, evidentemente, cada una con su idiosincrasia. A mi siempre me atrajo tu país, me seduce su lengua, esa fascinación por los detalles. Me resulta simpático ese cáos político, un cáos que funciona. En definitiva, me fascina. Te mando un fuerte abrazo desde la ciudad de Zaragoza....Fernando Franco Nuñez

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  6. Hola Fernando, y bienvenido a este blog!
    Sin duda las nuestras son culturas parecidas en muchos aspectos...al fin y al cabo somos países mediterraneos,y por algo dicen que somos "primos" ;)
    Pero yo creo que lo que Arías quería subrayar en su artículo es que ,aún en las muchas similitudes,tenemos nuestras peculiaridades y nos diferenciamos en muchas cosas. En fin, que sí somos parecidos pero no iguales. Yo almenos lo he entendido así.
    Un beso! Y por cierto...qué ciudad tan bonita Zaragoza! Me trae muy buenos recuerdos, además!!

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  7. Hola Ilaria, qué lindo que te gustara Zaragoza. Yo todavía no visité tu país, cualquier día me pierdo unos días por allí si mi maldito trabajo me lo permite. Sabes? Me llama enormemente la atención tu castellano, es perfecto,las tildes, etc.. Yo estoy intentando aprender italiano poquito a poco...entro en paginas de Italia, leo prensa italiana, etc..Algún día lo conseguiré. Si regresas de nuevo por Zaragoza aquí tienes unos amigos. Un besazo..ciao...Fernando

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  8. Por lo menos tienes un trabajo, míralo así...a día de hoy no es poco! :) Y yo creo que lo de leer páginas en otros idiomas, ver pelis y videos en youtube etc ayude mucho a la hora de aprenderlo. A mí, por lo menos, con el castellano me resultó muy muy útil! Muchas gracias por lo que dices, por cierto, aunque aún me queda mucho por aprender!

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  9. Non mi trovo d'accordo con quanto sostiene il sig. Arias: è ovvio che non tutti gli italiani sono fatti così; e l'eroismo (o l'onestà) non sono concetti totalmente alieni agli italiani, anzi... molte volte è vero il contrario!
    Quanto al loro carattere "pieghevole"... non mi trovo, ancora, d'accordo. Certo, molte persone piegano la testa dinanzi ai soprusi più vari che lo Stato (o chicchessia) gli propina,
    però è vero che la maggioranza non è disposta a piegarsi od farsi calpestare!

    Inoltre, non credo che l'italiano in sé sia così possibilista
    e conciliatore: dipende sempre da persona a persona.

    Riconosco che l'autore ha perfettamente ragione quando parla delle difficoltà che hanno gli italiani quando cercano di parlare spagnolo (o viceversa).

    Detto ciò... sono capitato quasi per caso sul tuo blog...
    Molto istruttivo!

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  10. Grazie mille per l'articolo, io non sono mai stata in Spagna ma è un Paese che mi attira moltissimo, trovo che la lingua sia la più musicale e romantica al mondo. Anche la musica è alquanto affascinante... come i luoghi che ho visto in fotografia... insomma ogni cosa della Spagna incanta.

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  11. Grazie mille agli ultimi due commentatori...mi ero persa i vostri interventi a causa del malfunzionamento del gadget "ultimi commenti" di Blogger, mannaggia! :( Perció scusate il ritardo.

    Marco: é ovvio che le generalizzazioni semplificano sempre, e che ogni persona é un mondo, penso che questo lo sapesse anche Arías. Nella necessitá di fare un confronto tra due societá e due popoli, tuttavia, é anche abbastanza naturale che si finisca per generalizzare, altrimenti non si finirebbe piú. E onestamente se pensiamo ai modi tutti italiani di cercare vie d'uscite alternative, scappatoie, modi per ingannare la legge, ecc...é abbastanza ovvio che non elenchi l'onestá tra le vostre virtú. Pensa anche soltanto alla cosa piú banale del mondo, come sono le file negli aeroporti o nei luoghi pubblici. In presenza di varie nazionalitá, riconoscerai il gruppo di italiani dal disordine di tale fila, dato dal fatto che inevitabilmente tutti cercano di passare davanti, incuranti dell'ordine di arrivo. O, ancor piú banalmente, gli autobus. Tutti i miei amici spagnoli che in qualche momento sono venuti in vacanza in Italia sono rimasti colpiti dal fatto che sugli autobus si possa entrare anche dalle porte posteriori (che invece dovrebbero essere adibite ad uscita) e che non sia l'autista a controllare il biglietto appena entri, come accade da loro, bensí il controllore che non passa quasi mai. Parimenti, sono rimasti shockati dal fatto che la maggior parte degli italiani, a loro dire, viaggino sui bus a scrocco. Beh, io non riesco a dar loro torto. Per quanto io mi ritenga una persona sin troppo onesta, e per quanto io sia italiana.

    Anonima: devi andarci al piú presto, allora! Te enamorará! :)

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  12. * "tra le NOSTRE" virtú, non tra le Vostre. Refuso. O lapsus freudiano?

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  13. Mah, che gli spagnoli siano piu' eroici lo hanno dimostrato durante il 17th secolo e basta, molte volte con generali Italiani, vedi Spinola. Gli Italiani sono piu' regionalisti, vedi il medio evo, ma quando si sono uniti hanno dato vita ad una delle piu' coraggiose e potenti macchine da guerra della storia. I romani.
    La Chiesa ha fatto si che non avessimo un esercito come gli altri dopo, altrimenti eravamo potenti anche noi, basta pensare a cosa piccole citta' marinare come Pisa, Genova e Venezia hanno conquistato.

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    1. Sono mezzo spagnolo e mezzo italiano. Nato a Roma ho vissuto in Spagna piú di dieci anni nel corso della mia vita.
      Ho una laurea in Scienze Storiche dell'Universitá di Roma e il mio interesse per la storia mi ha fatto approfondire tematiche ed argomenti storici di entrambi i paesi. La Spagna e l'Italia hanno due problemi simili anche se diversi.
      Le rispettive capitali.
      Madrid è una capitale che per la sua posizione isolata, nel mezzo della meseta interna, per secoli non ha beneficiato con facilità degli scambi culturali Una curiosa capitale Madrid, per secoli troppo piccola, chiusa ed arretrata in cui signoreggiavano preti e nobili latifondisti gran sfruttatori di contadini nelle loro immense tenute e spietati sfruttatori di povera gente in città con i loro soldi.
      Sicuramente una capitale sulla costa (Lisbona se fosse rimasta spagnola come ai tempi di Filippo II) oppure Barcellona (che di conseguenza in quanto capitale non sarebbe stata catalanista, bensì molto spagnola) avrebbe creato un flusso culturale ricco per la Spagna e molto bello e utile anche per tutti i paesi europei.
      Roma: dopo la caduta imperiale, una piccola capitale per quasi mille anni di un piccolo stato religioso integralista cattolico ed arretrato, con un papa molto ingombrante per gli italiani (tranne che artisticamente grazie a 4 papi-principi mecenati). Un papato che premise per secoli di usare il colosseo e il foro romano come cava per le pietre. Roma e il papa con il suo piccolo meschino potere temporale (lo stato della chiesa) è stato una barriera tra nord e sud che ha disarmato e depotenziato l'intera nazione italiana. Questa trincea cattolica nel mezzo dell'Italia ha determinato problemi culturali tra Nord e Sud che sono attuali anche oggi. Roma di conseguenza non è la capitale morale italiana che dovrebbe essere stata MiIlano o forse Venezia che proprio come Barcellona o Lisbona per la Spagna avevano contatti con tutta Europa.
      Per quanto riguarda l'articolo da cui scaturisce il dibattito è evidente che é stato scritto da uno spagnolo de pura cepa o purosangue.
      Interessante sarebbe leggere un articolo sull'argomento scritto da un "italiano verace" e poi magari anche uno scritto da un mezzo spagnolo e mezzo italiano.

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  14. Ciao Ilaria
    da alcuni giorni bazzico sul tuo blog. Anche per me, la Spagna è diventata una costante della mia vita.
    L'articolo di Arias l'avevo letto 3 anni fa, e avevo scritto un post semiserio sull'argomento, in cui evidenziavo più i difetti degli italiani.

    Se dobbiamo parlare seriamente, l'articolo di Aria è veritiero per il 30%, il 70% sono più che altro luoghi comuni che si alimentano da decenni nel brodo del complesso di inferiorità che gli spagnoli hanno degli italiani, che fa il paio con il complesso di superiorità che i francesi hanno nei nostri confronti (per motivi familiari e di lavoro frequento in maniera assidua e continua Francia e Italia).

    Il fatto che poi l'articolo sia stato scritto a poco più di 5 anni, dal "varo" della democrazia in Spagna (ultimo paese, ma vado a memoria) dell'Europa Occidentale ha traghettarsi verso la democrazia, tra l'altro attraverso concessioni centellinate da parte delle forze armate verso uno stato di diritto moderno, mi fa dubitare alquanto di questo "acciaieria" di carattere degli spagnoli. Noi saremo pieghevoli come dice lui, ma di certo non sono gli spagnoli quelli che si spezzano... suvvia.., un pò di onestà intellettuale non guasterebbe, capisco la presa in giro bonaria, però in quel momento quella che loro chiamano "invidia buena" ha preso il sopravvento diventando vera e propria invidia.

    Cmq in risposta all'ultimo commento che condivido in toto, scriverò un post semiserio sui difetti dei nipotini di Don Chisciotte (ma la retorica non era italiana?!)

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  15. https://fulminandozeus.wordpress.com/2012/11/26/spagnoli-vs-italiani/

    Riporto in alto i mio post, magari può interessare.

    Complimenti per il tuo blog.

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  16. Ciao Ilaria,Io sono un grandissimo estimatore della Spagna e delle sue bellezze sia naturali che umane! Galeotta fu Málaga e L'Andalucia così simile alla mia Napoli e li ho potuto notare a pelle una delle peculiarità che ci accomunano con gli Spagnoli:L'accoglienza. Lì la gente fa di tutto per farti sentire a casa,per non parlare delle ragazze,che a differenza delle italiane(ahimè!) sono di una semplicità e di una umanità disarmante,vivono la vita "nel qui ed ora"cercando di andare incontro al prossimo senza crucciarsi troppo delle cianfrusaglie materiali (vedi borse o macchinoni) ne alla popolarità. Infatti senza manco volerlo fare apposta la mia novia è una spagnola coi classici capelli nerissimi come la seta :P
    Comunque Complimenti,Grandissimo Blog! Da oggi sarò un tuo lettore!
    Saludos desde Napoles.

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    1. Sono d'accordissimo, soprattutto sul generale badare molto meno alle apparenze che distingue gli italiani dagli spagnoli. Sembra, in sintesi, che loro si facciano meno paranoie e si divertano di più: in questo senso dovremmo imparare! Grazie mille dei complimenti e benvenuto sul blog allora :)

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  17. Ho appena scoperto questo blog e mi piace! Sono italiana ma vivo da 12 anni a Madrid. Nell'articolo ci sono molte cose che non condivido, ma in ogni caso é una visione soggettiva. Quello che sí, mi piacerebbe commentare, é la differenza di mentalitá tra una cittá e un'altra, il carattere dell' andaluso non risponde a quello del madrileño e meno di un asturiano o basco. La ricerca della popolaritá e critica feroce all'aspetto fisico l'ho vista molto piú quí a Madrid che in Italia. Infatti mentre il ragazzo spagnolo si puó permette di uscire vestito mooolto casual, con la barba lunga e i capelli spettinati e senza forma, la ragazza spagnola si sistema tantissimo, sempre abbastanza truccata e con i capelli perfetti, anche se a differenza dell'italiana i suoi capi non siano di marca, risulta molto piú moderna. In piú sta molto attenta alla linea per non dire che é ossessionata.
    Condivido in pieno l'idea di uno spagnolo invidioso, qui in Spagna esiste "la envidia buena", e di un italiano geloso.
    Spero abbia potuto spiegarmi bene...non sono piú abituata a scrivere in italiano!!!
    Grazie per l'articolo e la tua opinione!!!!

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  18. Complimenti per il blog. Non posso commentare le caratteristiche del popolo spagnolo però ho le conoscenze linguistiche appropriate per dissentire pienamente sulla durezza e incisività della lingua spagnola: ho amici in tutto il mondo e la fidanzata messicana, e posso dirvi che tutti rimangono colpiti quando capita che casualmente mi ritrovo a litigare in lingua italiana con un/una altro/a italiano/a. La varietà dello sproloquio a disposizione del nostro vocabolario,la durezza e la incisività delle nostre parole, fanno apparire il loro "cabrón " quasi una parola divertente. L'idioma spagnolo è troppo elegante ed educato per essere esplicito tanto da far sembrare una noia mortale i film d'azione dove si usa un linguaggio esplicito. Quindi,mentre a me il termine cabrón non mi scalfisce neppure, agli ispanici colpisce come un maglio la parola bastardo.
    Come conoscenza diretta di alcuni spagnoli, li trovo molto aperti e simpatici, le donne poi...nemmeno si possono paragonare. Alla fine penso che ha ragione chi dice che le diversità ci sono e sono proprio quelle che ci attraggono però...per qualche inesplicabile motivo sociale o storico che sia, gli spagnoli sono il popolo amico di sempre. Se definiamo i francesi "cugini d'oltralpe", allora gli spagnoli sono i nostri fratelli mediterranei.

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    1. Che bel commento, e che bella definizione quella di "fratelli mediterranei"! Sono d'accordo con te sul fatto che cabrón e altri insulti spagnoli (penso a gilipollas, ad esempio) sembrino a noi italiani quasi simpatici e morbidi a livello puramente fonetico. Devo anche aggiungere che lo spagnolo latinoamericano è ancora più dolce e meno spigoloso di quello europeo.
      Grazie dei complimenti!

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    2. Qui si dimentica che se ci sono differenze tra spagnoli di regioni diverse queste differenze tra gli italiani sono letteralmente abissali. L'italiano ancor più dello spagnolo si identifica col proprio campanile al punto che forse l'italiano non esiste neppure perchè sente poco la propria patria e il proprio stato ma essenzialmente il proprio localismo anche perchè le differenze antropologice, storiche e culturali sono effettivamente troppo pronunciate tra gli abitanti della penisola.

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  19. Gli spagnoli non riescono a non dire un mucchio di cavolate,su loro e sugli altri

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